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Massimo Pizzigoni
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La storia - approfondimenti

Sull'origine etimologica del nome Zibido sono state formulate due ipotesi: una lo riconduce alla popolazione germanica dei Gepidi, giunta in Italia insieme ai Longobardi, anche se la possibilità che essi avrebbero potuto dar vita a un insediamento e che da loro esso avrebbe potuto prendere il nome, è ancora tutta da dimostrare; una seconda ipotesi ricollega il nome al termine latino "gibbus" (nel senso di gobba, protuberanza, dosso, altura), in quanto proprio i luoghi leggermente in rilievo caratterizzarono i primi insediamenti in un'area paludosa quale era allora la nostra. In ogni caso, si tratta certamente di un toponimo di origine tardoantica o altomedioevale, ricollegabile ad altri presenti sul territorio, tra i quali si può citare Zibido al Lambro, frazione di Torrevecchia Pia in provincia di Pavia, oppure Zivido, oggi frazione di San Giuliano Milanese.
 

Non si hanno precise notizie quanto all'età di una prima presenza umana nel nostro territorio e le citazioni sui documenti si prestano alla difficoltà di distinguere la nostra Zibido da altre località pressoché omofone per la comune radice etimologica. A San Giacomo è invece legata una leggenda che si colloca alle origini della diffusione del cristianesimo nelle terre dello zibidese e che ha alimentato per diversi secoli la tradizione della deposizione del corpo del santo apostolo venerato a Compostela in un’arca di serizzo presso la chiesa parrocchiale di San Giacomo. Importanti testimonianze storico-architettoniche sono infatti le numerose chiese del territorio, nelle cascine e nelle frazioni, la più significativa delle quali è appunto quella di San Giacomo, un tempo monastero carmelitano, con un importante affresco cinquecentesco che costituisce una delle prime testimonianze della conoscenza in Lombardia del grande dipinto della Scuola di Atene realizzato a Roma da Raffaello.

Sono poi da annoverare le antiche cascine (si tratta in origine di edifici fortificati medievali o nobili residenze di caccia del Rinascimento) come Casa Pusterla detta Ca’ Grande e il Castelletto a Zibido, Casa Curti Zanetti e Cascina Torre a San Pietro, le cascine Femegro e Mandrugno. La storia del territorio oggi "zibidese" è stata caratterizzata dalla vicenda di alcuni piccoli centri autonomi che si sono trovati coinvolti in un processo di faticosa integrazione, piccole comunita' collocate in quell’area tra i due Navigli, il Pavese e il Grande, che si è andata organizzando intorno a un reticolo di acque che ancora forma un irrinunciabile patrimonio storico-ambientale del basso Milanese. Dal Catasto teresiano risulta come il territorio che oggi costituisce il Comune di Zibido San Giacomo fosse nel 1722 diviso in dodici Comuni: nel 1757 con l'editto relativo alla compartimentazione territoriale dello Stato di Milano, essi vennero ridotti a otto attraverso alcune prime unificazioni. Con i successivi accorpamenti del 1844, i Comuni si dimezzarono divenendo quattro: San Novo, San Pietro Cusico, Zibido San Giacomo e Vigonzino (comprendente la cascina omonima e i nuclei di Moirago e Badile). Si dovette però aspettare l’Italia unita e precisamente il riordino amministrativo successivo all’annessione di Roma, perché questi quattro Comuni fossero aggregati in una unica entità amministrativa con il Decreto Regio n. 5722 dell'8 giugno 1870.

Tra fine Ottocento ed età fascista i membri delle maggiori famiglie di proprietari e fittabili delle aziende agricole del territorio ebbero, grazie anche al numero decisamente ristretto di aventi diritto al voto, l’assoluto controllo della politica locale. Da alcune di queste famiglie (i Salterio, i Corbellini, i Castoldi) provennero diversi Sindaci del nostro Comune e Ferdinando Salterio, che a Zibido era stato solo consigliere comunale, riuscì ad essere eletto deputato nel 1913 e a partecipare alla cruciale legislatura della prima guerra mondiale. Durante il fascismo Zibido resta un paese in gran parte arretrato, senza strade asfaltate, acquedotto e fognatura; alla volontà del podestà Franco Rossi dobbiamo la costruzione nel 1940 della “Casa del Fascio”, l’edificio oggi sede della Biblioteca.
Sono anni in cui si fa onore un ingegnere zibidese, Mario Castoldi, nipote di Pietro Castoldi, Sindaco durante la prima guerra mondiale: lavorò alla Macchi come progettista di idrovolanti da competizione (il suo Macchi-Castoldi M.C.72 nel 1934 conquistò, con una velocità media di 709,209 km/h, un record mondiale di velocità ancora oggi imbattuto per quel tipo di velivoli) e poi di aerei da caccia durante la seconda guerra mondiale. Tale conflitto che insanguinò l’Europa e il mondo non poté non lasciare tracce anche a Zibido San Giacomo: il 6 ottobre 1944 vennero uccisi dai tedeschi nei pressi del cimitero di Moirago, l’avvocato Bruno Petriccioni, Maggiore di Artiglieria e lo studente di Scandiano Munari Efrem, marconista, da qualche mese detenuti nel carcere di San Vittore perché accusati di spionaggio e di collaborazione con il servizio segreto americano. Qualche mese dopo, il 29 gennaio 1945, una corriera diretta a Pavia venne mitragliata da aerei alleati nei pressi di Badile: fu una vera e propria strage e un crocifisso a lato della ex Statale dei Giovi ancora oggi ricorda le settantotto vittime. Il locale Comitato di liberazione nazionale, presieduto dal parroco di San Giacomo don Celeste Seveso, prese i poteri il 25 aprile 1945 e nominò come primo Sindaco dopo la Liberazione il democristiano Luigi Noè, che rimase in carica fino alle prime elezioni amministrative del 1946.

Solo a partire dal dopoguerra si diede inizio a una lenta erosione "urbana" delle superfici agricole e la forte connotazione rurale del territorio si andò modificando con la presenza di diverse aziende, della Elnagh, fabbrica milanese di roulottes e camper a Zibido dagli anni Sessanta, e di numerose altre, nei settori meccanico, chimico e tessile.

Nel 1960 la costruzione dell’Autostrada dei Fiori tagliò il territorio comunale e, a conferma di una integrazione mai del tutto compiuta, poco dopo la frazione Badile passò per quattro anni, dal 1965 al 1969, a far parte del Comune di Binasco. Pochi anni dopo, Zibido attirò l’interesse del regista Ermanno Olmi, che nel 1974 venne a girare a Ca’ Grande il suo film “La circostanza”. Oggi Zibido San Giacomo condivide le vicende della periferia milanese e l'appartenenza (con gli altri Comuni circostanti) al Parco Agricolo Sud Milano, in cerca di un equilibrio tra le ragioni dello sviluppo e della tutela di un territorio che costituisce ancora un'area verde e vivibile per i suoi cittadini.


BIBLIOGRAFIA

Alberto Belotti, Claudio M.Tartari (a cura di), Terre di Zibido San Giacomo, Brescia, Grafo, 2002. Raffaele Conserva, Giuseppe Ponti, Antonio Vigorelli, Trecianum: analythica de Treciano, vol.5, Trezzano sul Naviglio, Centro culturale di Trezzano, 1982.