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INFO

Consigliere comunale incaricato al gemellaggio e alla promozione del territorio

Piazza Roma, 1
20080 Zibido San Giacomo (MI)

Andrea Pellini
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Viaggio a Weissenhorn

Il nostro viaggio inizia a Zibido San Giacomo e termina a Weissenhorn, piccola cittadina della Baviera con poco meno di 9000 abitanti. La Baviera è un land federale a sud della Germania, separata dall’Italia dalle Alpi, dall’Austria e dalla Svizzera; la sua capitale è Monaco di Baviera. Venerdì 7 - Siamo in nove: Andrea ormai è autista ufficiale del pullmino e gli altri partecipanti sono Annamaria, Arianna, Francesca, Marina, Mariuccia, Renata, Sharon e Susi. Avrebbe voluto unirsi anche un'altra persona, ma in dieci forse non sarebbe stato opportuno: avremmo potuto incontrare una pattuglia di ‘agenti speciali Cobra11’ in viaggio da Colonia a Monaco rischiando molto!

Alle 7.00 dopo aver caricato i bagagli, con una pioggerellina noiosa e penetrante, partiamo per l’avventura tedesca, ma che freddo! Il nostro potente mezzo ha un finestrino che non si chiude bene ed entra uno spiffero d’aria che finisce proprio sul collo di Renata; peccato non avere niente per chiuderlo. Dobbiamo passare un momento all’ospedale Humanitas - suspance - chi sta male? Nessuno! Dobbiamo solo ‘raccogliere’ Sharon e Susi che lavorano lì e chiediamo loro, se possibile, di portare qualcosa per turare lo spiffero: portano un sacco della spazzatura che inseriamo nella fessura. Anche i sedili sono un pochino umidi, speriamo bene e che non subentrino altri problemi. Raccogliamo l’obolo iniziale di 50 € per le spese di viaggio, mentre Francesca inizia a scattare foto.

Alle 7.55 entriamo in tangenziale: è trafficatissima! Un’ora dopo aver fatto rifornimento di gasolio a San Siro e dopo aver pagato ben 3 € in autostrada per Como, vediamo il lago: piove sempre. La Svizzera ci accoglie con il pagamento di 35 € per il bollino dell’autostrada e la disattivazione di internet sul cellulare, per non rischiare di pagare inutilmente. Proseguiamo per Lugano ed ecco il lago; la giornata è sempre tetra e non ci sono più aree di servizio. Per consolarci iniziano a girare canestrelli e grissini al sesamo. A Bellinzona si è in dubbio se scegliere il traforo del San Gottardo o del San Bernardino. In questo viaggio non c’è il tom tom (dormiglione in Francia) di Andrea, perché si è accorto troppo tardi che la Germania non era contemplata nel navigatore. La strada corretta è sicuramente quella del San Bernardo e ci avventuriamo verso il valico dove ci aspettano freddo e neve, alta forse due metri.

Alle 10.15 sosta tecnica per rifornimento di carburante e anche di cappuccio, dopodiché riprendiamo il viaggio. Passato il valico, il tempo è cambiato in meglio; non nevica più e, forse, sta uscendo anche il sole.

Alle 11.30 entriamo nel Principato del Liechtenstein (FL). Si viaggia bene e non c’è traffico; l’unico inconveniente è dato da nuvoloni neri che incombono su di noi minacciosi e dal vento che molto probabilmente qua è di casa, perché ci sono molti manicotti segnavento gonfi. Dopo un quarto d’ora entriamo in Austria e riusciamo a prendere la strada per Dorbirn, dopo aver fatto tre volte il giro della rotonda: se avessimo avuto il navigatore l’avremmo trovata subito? Mah! Prendiamo per Bregenz (cittadina sul lago di Costanza) bella e ordinata, come tutte le città del nord Europa. E’ passato mezzogiorno ed il traffico inizia a intensificarsi; pioviggina ancora (uffa!) e ai lati della strada ci sono molte piante con il vischio. All’una siamo in Germania; piove forte e dopo mezz’ora cerchiamo un posto per il pranzo: non c’è altro che un McDonald e ci fermiamo. Andrea si fa portavoce per le ordinazioni che, per la difficoltà della lingua, facciamo uguali per tutti; con 5 € mangiamo un panino, beviamo una bibita e ci gustiamo un bel gelato. Terminato il lauto pasto usciamo sempre sotto la pioggia e arriviamo a Füssen: un paesino bello e, come gli altri, ordinato e pulito, con le tipiche case dal tetto a punta. Da Füssen ci avviciniamo al castello di Neuschwanstein fatto costruire al di sopra di uno sperone di roccia sovrastante la Gola di Pöllat, da Ludovico II re di Baviera (morto nel 1886) e da lui mai abitato. La costruzione iniziata nel 1869 durò quattro anni. Arrivati all’ingresso del paesino abbiamo dovuto lasciare il pullmino nel posteggio a pagamento e ci siamo avviati a piedi verso la biglietteria situata a circa 500 metri. L’ingresso costa 15.50 €. Per raggiungere il castello ci sono circa 3 km in salita: si possono percorrere a piedi oppure con il calesse da 14 posti, a 6 € l’uno a/r.

Sono quasi le 16.00: in otto decidiamo di salire con il calesse e in quattro di visitare il castello. Aspettiamo pazientemente il nostro turno e quando arriva, una comitiva di giapponesi, tre quarti dei quali arrivati molto dopo, con arroganza, prendono possesso dei posti. Aspettiamo il successivo: il tempo di percorrenza è di circa 15 minuti. I cavalli sembra facciano molta fatica a salire, sbuffano e sono tutti bagnati dalla pioggia, senza contare il ricordino lasciato per strada mentre noi siamo seduti proprio dietro di loro, vicino al vetturino. Percorriamo a piedi l’ultimo tratto. Dopo 10 minuti, quando arriva il nostro turno, entriamo per la visita e iniziamo a salire le numerose scale. Le sale sono belle e con arredi originali. La visita dura 30 minuti. Usciamo e ci accoglie la solita pioggerella; ci mettiamo in attesa del calesse, ma, ahimè, dopo cinque minuti ci accorgiamo che le corse sono terminate alle 16.30 e noi abbiamo pagato anche il ritorno!! Non ci resta che percorrere a piedi i 3 km che, per fortuna, sono in discesa. Recuperato il pullmino, sulla strada del ritorno siamo costretti a fermarci per necessità urgenti e troviamo aperto solo un bar pasticceria; prima di uscire Francesca prende una fetta di torta ai lamponi per Andrea che, imboccato da Francesca, la gusta mentre guida.

Alle 18.00 piccola sosta per rifornimento carburante e proseguiamo. Arriviamo a Weissenhorn alle 19.00 e la ricerca della casa di Wolfgang, che ci sta aspettando, è lunga e difficile. Finalmente troviamo la via e anche i nostri ospiti con i quali andiamo a cena. Sabato 8 – Facciamo colazione in famiglia e la giornata della comitiva inizia alle 9.00: ritrovo in piazza con Wolfgang che si offre di accompagnarci in giro per la città e per i dintorni. E’ giorno di mercato; le bancarelle sono solo di prodotti alimentari e la gente per fare la spesa usa il cestino di vimini o borse ecologiche, niente plastica. Gli acquisti sono parsimoniosi: qualche mela, porro, rape e patate. All’angolo della via c’è un signore anziano con mantello che gira la ruota di un organetto con su una scimmietta (di peluche), scena di tempi lontani. Francesca gli chiede una canzone italiana e lui ci gratifica con l’inno nazionale, Oh sole mio ed un pezzo d’opera di Verdi.

Verso le 10.00 si inizia il giro della città: Wolfgang ci illustra tutti i monumenti. Finito il giro, saliamo in pullmino e partiamo verso Ulm. Posteggiamo e paghiamo la sosta che dura 90 minuti: visitiamo la cattedrale e all’uscita perdiamo Marina che ritroviamo dopo un po’ grazie al cellulare. Prima di andare a visitare una biblioteca antica, andiamo a mangiare al self service di un grande magazzino tipo Rinascente. All’uscita piccolo disguido: Annamaria e Renata, che erano in fondo alla fila, hanno perso il gruppo che, nel frattempo aveva attraversato la strada verso il Danubio. Siamo tutti grandi, è vero, però ci si accorge di due persone mancanti su nove e si dovrebbero aspettare! Niente biblioteca è troppo tardi. Tornati al pullmino una bella multa fa mostra di sé sul parabrezza, ci mancava! Dopo aver visto che era di 20 € l’abbiamo rimessa al suo posto, con molta ilarità della gente seduta in una pizzeria di fronte e siamo andati in un bar di ragazzi italiani a prendere il caffè e qualcuno anche una fetta di torta. Torniamo al pullmino e consegniamo multa e soldi a Wolfgang che si offre di andare a pagarla. Alle 16.30 siamo a Günzburg, facciamo un giro per la città, sta diventando buio e ci troviamo davanti ad un grande magazzino: naturalmente entriamo. Ci sono diversi prodotti abbastanza convenienti, così si fanno acquisti. Su ogni scontrino troviamo degli sconti cumulabili: Francesca li raccoglie e li usa per comperare un ultimo ricordo, regalando lo sconto avuto ad una signora alla cassa. Le risate sono generali: nostre, della cassiera e dei clienti presenti. Sono quasi le 18.00 ed è ora di tornare: ormai è scuro. Ad un certo punto ci troviamo nei pressi di Legoland, un parco giochi fatto tutto con i mattoncini del Lego: è chiuso, aprirà ad aprile. Arrivati a Weissenhorn in attesa di andare a cena, Wolfgang ci invita a casa sua per un tè. Le ragazze hanno chiesto di poter usufruire della sua rete wi-fi e, ottenuta la password, per un’ora è stato un delirio di messaggi, telefonate via skype, facebook, e così via fino all’ora di avviarsi al pub per la cena. Wolfgang aveva già fatto preparare per tutti zuppa con canederli, insalata mista e una mega braciola con sopra un uovo al burro con contorno di patate e verdure e, per finire, qualcuno ha preso lo strudel di mele con gelato alla vaniglia o al caramello. Più di una persona non ha mangiato tutta la carne, non tralasciando però il dolce. La compagnia è stata buona ed interessante e si è conversato bene nonostante la difficoltà della lingua diversa. E’ mezzanotte ed è ora di rientrare, anche perché i nostri ospiti, che ci stanno aspettando, vorranno poter andare a letto. Si fa il giro delle varie famiglie ad accompagnare ognuno di noi e finalmente …tutti a nanna. Domenica 9 – Facciamo colazione in famiglia e alle 8.00 Andrea inizia il giro di raccolta presso le varie abitazioni: saluti, baci e abbracci e alle 8.45 partiamo per Dacau, il primo campo di concentramento dei nazisti. Durante il tragitto qualcuno sonnecchia, altre chiacchierano. Chiediamo delle indicazioni stradali che ci mandano fuori strada, dalla parte opposta; per fortuna Andrea si accorge subito e torniamo sui nostri passi. Alle 10.00 arriviamo a Dacau, dove Marina si è fermata a casa di suo figlio, mentre noi ripartiamo per il campo. Non ci sono indicazioni e Andrea scende per controllare su di un cartello-mappa; il campo non è segnalato in modo esplicito, ma solo con la sigla KZ. L’ingresso è gratuito, si pagano solo 3,50 € per l’audioguida e, con questo aiuto, facciamo il giro tra tristi ricordi. Alle 13.15 usciamo. Ripassiamo a prendere Marina con suo figlio e decidiamo di andare a Monaco in metropolitana per paura di non trovare posteggio in città. Arrivati alla fermata, cerchiamo di fare il biglietto cumulativo, ma dopo vari tentativi andati a vuoto, anche con l’aiuto di gente del posto, la decisione ultima è quella di raggiungere il centro città in pullmino. Nessuno sa la strada e ci aiutiamo con il GPS del telefono di Andrea. Fa freddo. Dopo circa un’ora arriviamo a Monaco e troviamo facilmente il posteggio. Non appena scesi dal mezzo, inizia una bufera gelida con palline di neve e ghiaccio ed un vento fortissimo, ma il tutto non dura più di cinque minuti. Ci avviamo alla famosa birreria del Fürer che dista dieci minuti a piedi dal centro storico di Monaco. Dentro c’è molta gente e fatichiamo a trovare posto anche perché siamo in tanti. Ci accomodiamo su tavoli separati e, quando arriva il cameriere, che potrebbe essere un pochino più disponibile, ordiniamo gulash, pollo arrosto e birra; ogni boccale è da litro e naturalmente viene divisa tra più persone. I primi piatti arrivano alle 15.30, gli altri dopo una decina di minuti. Dopo un’ora ci apprestiamo ad uscire; fuori ci accolgono ancora cinque minuti di bufera come prima, con vento e neve o grandine. Quando usciamo non piove più, sembra anzi stia uscendo un raggio di sole. Giriamo un po’ per la città e poco dopo le 17.00 partiamo per rientrare in Italia: il tramonto è bellissimo. Due ore dopo in Austria, dietro consiglio di Wolfgang, paghiamo 8.50 € di pedaggio per il tunnel di Bregenz; avremmo dovuto pagarlo anche all’andata, ma nessun cartello lo indicava, come del resto è successo anche lo scorso novembre con il bollino della Svizzera. In mezz’ora siamo in Liechtenstein e poi al S. Bernardino, questa volta la strada era pulita e senza neve. Ormai le spese dovrebbero essere finite, tranne il noleggio del pullmino, e, a conti fatti, ci mancano solo pochi soldi che raccogliamo e diamo ad Andrea. Alle 22.00 eccoci in territorio italiano; Andrea imperterrito guida sempre; dopo un’ora però decide di fare una sosta per sgranchirsi le gambe e alcune ne approfittano per acquistare e fumare sigarette. Manca poco alla mezzanotte e siamo finalmente a casa, un po’ stanche ed anche assonnate. Si fa il giro delle varie case per scaricare persone e bagagli. Grazie ad Andrea. Ci si saluta, ciao ciao e buonanotte! Diventeremo “gemelli” degli amici bavaresi? Lo sapremo alla prossima puntata! Annamaria